Una delle cose più belle a cui abbiamo assistito negli ultimi anni nel panorama indipendente della musica rock, è il ritorno ad un certo tipo di sonorità, anche acustiche: sono tanti gli artisti infatti che si stanno riappropriando di un certo modo di fare musica, fortunatamente lontani anni luce dalla banalità e che scrivono canzoni “come si usava una volta”, per usare un termine antico, ma senza per questo risultare dei revivalisti.
Olden è uno di questi musicisti: un cantautore che sa come scrivere canzoni, che ha assimilato la grande tradizione del rock songwriting e la affronta con decisione, umiltà e grande dedizione. Le sue canzoni sono molto belle, fresche e originali, oltre che rivestite di stupende melodie. Ma la cosa ancora più interessante è che Olden è italiano: si chiama Davide Sellari e viene da Perugia; ma potrebbe benissimo essere un cantautore inglese, perchè la sua pronuncia è pressochè perfetta! E anche il suo modo di intrecciare melodia e musica è più “estero” che italiano (e questo è inteso come elemento che gioca a suo favore). Ma andiamo per gradi e parliamo del disco!
Innanzitutto un breve cenno alla line-up: insieme a Davide che canta e suona le chitarre acustiche (e ricordiamolo, ha già avuto 2 importanti esperienze di rock indipendente, Zonaplayd e Figli di John, dopodichè ha vissuto in Spagna per diverso tempo), ci sono Roger Guardia (batteria), Ramon Vaguè (basso), Dimitri Dolganov (violoncello) e Chico Macuco (chitarre elettriche acustiche, percussioni, tastiere).
Il disco è un disco all’insegna di una certa elegenza e raffinatezza a livello di scrittura ed esecuzioni. “Once again”, in apertura, è un pezzo arioso, con le chitarre acustiche in primo piano, che sanno di West Coast. Molto rilassante, con la voce di Olden che già da questa prima traccia è molto personale e riconoscibile, originale: la musica non è mai sopra le righe ma è tutto perfettamente al suo posto. Un bellissimo brano melodico, velato di una lieve malinconia ma nel senso positivo del termine. Un lieve spleen si ritrova anche su “I don’t wanna pray”, anche se visto da un angolazione diversa: questo è un brano tipicamente british, che potrebbe far invidia a delle band note del settore. Favolosa, con una melodia che riporta vagamente alla mente anche certe atmosfere dei ’70, risultando al tempo stesso però molto contemporanea.
Un’insolita, breve introduzione noisy apre “You”, un brano che inizia poi in una maniera vagamente pastorale e dalle tinte “pastello”, per poi svilupparsi in maniera più sostenuta, in bilico tra sentimenti solari e qualche nuvola (anche i cambi di accordi mai banali, maggiori e poi minori, suggeriscono questa “sensazione”, a metà tra Beatles, l’ Harry Nilsson più acustico e Nick Drake). “Jim and Jane”, è uno dei brani più originali del disco, dall’insolita andatura valzer all’inizio (strepitoso il violoncello), che poi si trasforma in un rock moderato, che gioca sempre sui toni chiaro/scuri (e su tonalità minori/maggiori, come dicevamo prima, nel ritornello). Uno scrigno prezioso contenente melodie dorate. Finale da urlo, di grande impatto emotivo. “I’m coming home” è una ballad che potrebbe essere benissimo un hit in cui Olden mescola sapientemente tutte le sue influenze stilistiche per un risultato completamente nuovo e particolare. Sicuramente uno dei pezzi forti delle sue esibizioni live, sembra appunto fatto apposta per essere eseguito in concerto: l’atmosfera si fa più solare, il tappeto acustico vede fare capolino qua e là sferzate elettroniche (e persino di delay chitarristico “trattato” qua e là, che insaporisce il tutto). Un brano carico di speranza e positivo.

“New Day” è un’altra ballata bellissima e riuscita, ed è incredibile la capacità di Olden di scrivere dei brani così belli, e “diretti” al tempo stesso, ma senza essere mai scontato. Infatti, dopo un inizio semplice, il brano prende un’insolita piega, su cui s’inserisce l’acida e ficcante elettrica di Chico. Positività anche per quel che riguarda il testo, senza essere mai pedante, che parla della voglia di andare avanti (Ogni giorno è un nuovo giorno) o almeno, a mio avviso, è questo quello che mi suscita.
“When the rain stops”è più carica di elettricità,con un’incalzante sezione ritmica,nonostante le introduzioni delle strofe affidate ad archi e alle acustiche(che qua e là riaffioreranno per tutto il pezzo):un altro brano “internazionale” che all’estero potrebbero invidiarci senz’altro, a metà tra tentazioni vintage nella melodia ed urgenza contemporanea. L’originalità è uno dei fattori chiave di Olden, il che in ambito cantautorale non è affatto cosa da poco.
“Drab” è un pezzo notturno, una ballata pop-rock venata di blues e di melodie sixties, e forse il mio brano preferito del disco! La voce dà veramente i brividi a pelle in tutto il disco e in questo brano supera se stessa a livelli di pathos, emozionando in maniera particolare (da antologia il passaggio “happiness is a piece of junk”). Ed emozione, quella vera, è la parola chiave di tutto il disco: anche “My present” gioca a livello emotivo, con una melodia che entra sottopelle e gioca un ruolo rilevante. Una ballad meravigliosa, anch’essa da brivido, con l’altalena elettroacustica delle chitarre che bilancia il tutto.
“Another Word” è un brano sferzante, che improvvisamente porta un’altra atmosfera al disco: qui i toni si fanno più aggressivi, con una voce insolitamente più darkeggiante. Bellissimo brano rock, riuscitissimo, e stavolta è l’elettricità a dominare: ed è anche posto in maniera strategica nel disco. Davvero interessante ed un aspetto più “carico” che finora era stato trattato meno nel disco. Cambi di atmosfera inaspettati verso il finale.
“When you’re dreaming” chiude il disco ed è quello che il titolo promette: una canzone sognante, dall’andatura sorniona e quasi irreale, magica, nel senso più positivo del termine. Una siesta sonora molto dolce e personale, una buonanotte rilassata e rilassante, perfetta chiusura di un disco meraviglioso.
Concludendo, questo disco è un’ottimo esempio di cantautorato pop rock, mai banale, che conferma ancora una volta come l’Italia non sia seconda a nessuno in qualità di musica d’autore. Auguriamo ad Olden un grandissimo successo, che siamo sicuri non tarderà a venire e sicuramente sarà un successo non solo italiano, ma anche internazionale, perchè la sua proposta è molto esportabile e potrebbe avere successo anche in terra straniera. E, poi, non vediamo l’ora di vederlo live con la sua band, siamo sicuri che non ci deluderà!




