Distorsonic: Dose minima letale (Yorkipus Records)

Oggi vi parlerò di una band nuova, interessante, dal sound particolare e mai banale. I Distorsonic sono in realtà un duo, anzi, per l’esattezza, è un progetto del leader Maurizio Iorio che si alterna al basso e alla voce accompagnato da Gianluca Schiavon alla batteria (in un paio di brani però la batteria è suonata da Andrea Morsero e in un altro – Detriti – da Stefano Falcone) e talvolta da Raffaella Castelli alla voce. Non si tratta comunque di gente alle prime armi, tutt’altro: Iorio ha collaborato con altri artisti noti nella scena alternative come Moltheni, così come Schiavon ha fatto lo stesso con Skiantos, Yuppie Flu e altri. La cosa che stupisce durante l’ascolto del disco è il sound potente e massiccio che scaturisce: pare incredibile che sia solo un duo (o al massimo un trio, talvolta con la voce femminile aggiunta) dato che il sound non è mai vuoto ma pieno, compatto e volutamente oscuro, graffiante da far invidia anche a band con line-up numerose.

Copertina album Distorsonic Dose Minima Letale

Ma veniamo al disco, per l’esattezza il loro secondo, dopo l’esordio con Psychoheaven del 2006 e uno split di un paio d’anni dopo. Il cd si apre con D’improvvisa rabbia e rancore, un titolo programmatico, dominato da un basso ipersaturo e distorto, uno slowcore ipnotico in cui le poche, minimali note fanno a pezzi l’anima sotto alla narrazione di Iorio che non fa sconti nel decadente racconto (ed è uno dei punti di forza del duo, la voce narrante). Un inizio azzeccatissimo, che ti risuona dentro come un macigno.

L’effettata Materiale infiammabile porta con sé un vago tocco di psichedelia “trattata” in un’ottica distorta, memore forse dei bassi rimbombanti di scuola Jah Wobble ,ma è solo un’associazione di idee, perché la band ha una propria personalità e ha una ricca originalità dalla propria parte che lascia di stucco. E tutto questo si avverte nel brano completamente strumentale: il basso talvolta prende le sembianze di una chitarra o del synth, trattato a dovere (altro punto di forza della band, e della genialità di Iorio).

In Carne cruda appare per la prima volta la voce femminile di Raffaella Castelli, sempre recitante. Ma chi potrebbe pensare ad un addolcirsi della proposta sarà un illuso: il basso si fa ancora più nebulos ,e si sposa perfettamente col testo criptico (“l’aria sporca non offre nessun riparo”); decisamente azzeccata la combinazione recitato/musica. Nel finale “aereo-dark” il basso diventa quasi un moog  a tratti.

Maurizio Iorio musicista, leader dei DistorsonicLa frenetica sinfonia dell’angoscia, subito dopo, è un altro originalissimo brano che ti fa fiondare in un abisso sonoro, in cui il basso disegna delle spirali quasi futuristiche: il testo è esattamente ciò che suggerisce il titolo, in uno sfondo urbano e crudo, che mi riporta in mente alcune delle “storie” dei Massimo Volume (un probabile punto di riferimento della band, ma che comunque non è un punto d’arrivo; probabilmente è lo sfondo della storia e del recitato a ricordarmeli).

Forma Mentis è un bellissimo brano strumentale. Un mantra sonico in cui un basso psichedelico e un drumming disteso seguono una linea talvolta riflessiva, talvolta oscura: riuscitissimo incastro di melodie e ancora una volta pare incredibile che sia il basso ad eseguire delle parti chitarristiche.

L’amore disattivato, dall’andatura vagamente rock seventies, stupisce ancora una volta per il pieno strumentale: geniale nelle parti in cui il basso ricalca le parti di slide guitar (!), anzi rasenta l’incredibile. Il testo, molto riflessivo e come sempre molto personale, è tra i miei preferiti del disco, con un’amarezza di fondo, a volte anche sarcastica (“ho annullato sogni e speranze/con l’avidità di un cannibale in crisi di astinenza”). Finale noise a sorpresa.

La voce femminile ritorna su Detriti, un altro brano riuscito, quasi teatrale nel suo recitato, in cui la musica appare appena appena più distesa (ed il testo piacevolmente ne contrasta il divenire). Ma è solo un istante, perché improvvisamente un loop misterioso di basso squarcia il pezzo, che da lì in poi diventa più ombroso, seppur rispettandone la cadenza iniziale, con una bella coda strumentale .Uno dei brani più riusciti del disco, suggestivo come pochi.

Maurizio Iorio leader dei DistorsonicRitorna la cadenza del basso iperdistorto del brano iniziale in Stordito da una gioia fredda, un’ inedita descrizione sound/io, che ha pochi eguali (“Un filo elettrico scoperto giace nascosto nella mente/e non puoi prevedere quando farà corto circuito”). Bellissimo davvero il testo, un capolavoro di sintesi e immagini, visionario ma al tempo stesso reale.

Un inquietante stridìo di ambulanze e macchine in corsa introduce (e pervade) Una minacciosa aria di festa, il brano conclusivo del disco, che ci fa ritornare su coordinate molto oscure, anzi forse è il brano più oscuro del disco, che non lascia fiato. Una corsa dentro i segreti e le paure dell’anima o dentro un abisso personale che si conclude tra altri schiamazzi di automobili, a richiamare l’inizio: una composizione breve, ma “circolare che gira sulla sua stessa oscurità per ritornarvici (da ascoltare in loop!).

Come avrete già capito,si tratta di un disco e di un progetto musicale da non perdere, dove originalità e personalità spiccano e non è poco, in un panorama (quello alternativo italiano, se così possiamo definirlo) dove negli ultimi 4-5 anni sono state veramente poche le novità degne di nota. Ben vengano questi Distorsonic, che non vedo l’ora di vedere anche dal vivo e data l’esperienza dei suoi componenti, non mi deluderà di certo! Da tenere d’occhio!

Ringrazio Giuseppe S.Celano che mi ha fatto conoscere questo duo!

About author
Francesco Lenzi è un chitarrista. Oltre ad essere un musicista, è un avido collezionista di vinili d'epoca e quindi anche un conoscitore delle stagioni d'oro del rock. Ama il cinema retrò e le buone letture. Su 24 Meridiani cura una rubrica sui vinili e sui dischi storici del rock.
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