Whiskey Funeral: una tonnellata di rock & roll vi seppellirà!

whiskey funeralQuando sentirete l’ennesimo tizio che pontifica sulla morte del rock & roll e di come sia superato, ridetegli in faccia e sbattetegli davanti agli occhi il cd dei Whiskey Funeral, imponendogli di ascoltarlo. Cambierà subito idea!

In tempi come questi, dove i paladini del niente, blaterano cose scontate tipo “la house diventerà più grande del R&R”, avere nello stereo un disco come quello dei Whiskey Funeral ti fa capire come il rock, quello vero, non morirà mai. I WF infatti, sono una band dedita ad un potente hard rock&roll, le cui radici affondano nei seventies, senza per questo suonare datati o scontati anzi, tutto il contrario: è uno di quei dischi che ti fa immediatamente venire voglia di saltare, ubriacarti, suonare a tutto volume e fare sesso. Tutto nel medesimo istante.

Ma andiamo per ordine e prima di parlare del disco in sé stesso, voglio raccontarvi un po’ la storia di questi rockers toscani. I Whiskey Funeral nascono a Firenze nel 2009, prendendo il nome da una canzone dei DarkThrone dopo svariate “sessioni alcoliche”, come loro stessi dicono nella loro bio! Gli intenti della band, fin dagli esordi, sono stati quelli di suonare un rock&roll diretto, senza sovrastrutture, potente, granitico e allo stesso tempo divertente: nel gruppo infatti sono presenti due aspetti che si sono mescolati insieme in maniera perfetta: da un lato, infatti, sono riconoscibili le influenze hard rock/metal/punk della band ma dall’altro saltano fuori anche quelle più bluesy e puramente vintage (seventies). Questi due volti della loro personalità sono perfettamente fusi all’interno del gruppo. Non a caso i due chitarristi della band hanno appunto due stili differenti  ma complementari: uno che deriva dal metal  (Fabio Toty) e un altro più blues (Zana). Oltre ai due già citati chitarristi, la band è formata anche da Malex (voce), da Massi (al basso) e Nick Firework (batteria),  tutti ottimi musicisti che uniscono ad un’eccellente tecnica anche un’attitudine potente, onesta, credibile.

La frequentazione della scena metal per i Whiskey Funeral non è un caso: i componenti della band hanno suonato (e quindi avuto una notevole esperienza) in molti gruppi di genere “estremo” come Watch your Step, Icehenge, Doomsayer  (questi ultimi, una delle migliori e più originali death metal band toscane – e non solo – di cui torneremo prossimamente a parlare dato che sarà tra poco il ventennale del loro demotape). Fabio e Nick hanno suonato inoltre in una rinomata cover band degli Slayer, chiamata Living Inferno: la miscela della loro musica non può non essere esplosiva. Immaginatevi una sorta di incontro tra AC/DC, Kiss e Motorhead suonati con la veloce intensità dei Turbonegro, dei Ramones  e dei Gluecifer e avrete un’idea delle influenze variegate della band (tra le altre potrei citare Hellacopters, Backyard Babies e forse anche i Mondo Generator più “scorretti”): il risultato però è del tutto personale e inconfondibilmente Whiskey Funeral.

Ma veniamo al disco d’esordio, uscito per la Fsa quest’anno dopo un demo su cd-r chiamato First Shit.

Il cd si apre con un brano al fulmicotone – e non poteva essere altrimenti – Higgins and the Dobermanns, sparato a tutta birra, con le due chitarre che rincorrono potenti riff mentre il cantante Malex sembra il degno erede di Bon Scott. Performance da urlo. Il secondo brano è uno dei miei preferiti ed è chiamato Bar Girl  ,un altro brano incalzante, da ascoltare al massimo del volume, finchè le orecchie non vi sanguineranno! Rock&roll via hard, senza fronzoli e senza compromessi: impossibile resistere alla potenza del brano. Something Else è un’altra bordata sonora, innescata su una struttura originale in cui le due anime della band di cui parlavo agli inizi, vengono fuori miscelate perfettamente. Una provocante  voce di ragazza introduce She, un altro brano diretto e originalissimo, in cui fa capolino all’inizio persino un pianoforte (che ricorda le note minimali di I wanna be your dog ): un brano insolito nel suo divenire, pur rimanendo in ambito  sesso e R&R.

whiskey funeralIn Funeral blues 36 ritornano ad inseguirsi le due anime della band (quella blues e quella legata a certo metal): infatti il brano inizia con un torrido e potentissimo riff, a metà tra i Sabbath più veloci (via Venom?) e il blues; e anche quando il brano si spezza, durante i soli di chitarra, vengono fuori prepotentemente i due “stili” saldati insieme. Un brano riuscitissimo sia nella struttura, per nulla banale, sia nell’esecuzione che sembra riassumere anni e anni e stili di rock aggressivo, tutti in un solo brano.

Donkey Punch è un brano sfrontato, che potremmo definire affettuosamente “porno R&R” dominato da una voce alcolica (e non a caso fanno capolino urla orgasmiche femminili prima del solo affidato alla slide guitar) e da riff rocciosi; con Never Never invece si ritorna alla velocità ed è uno dei brani in cui le influenze metal si fanno più evidenti (soprattutto nell’andatura alla Motorhead): da urlo l’assolo di sapore vagamente orientale. Il cantante è il maestro di cerimonie “luciferino” della canzone, da cui traspare ancora una di volta l’atmosfera divertente e divertita (e live) in cui dev’essere stato registrato il disco. E infatti la  caratteristica del disco, a mio avviso, è quella di risultare il più possibile vicino al live, spontaneo, senza eccessive sovrastrutture.

Junkie White Trash è un altro brano originalissimo, con un riff irresistibile (mi riporta alla mente i Queens of the Stone Age più veloci, nella sua andatura moderna ma allo stesso tempo classica): la capacità dei Whiskey Funeral infatti è quella di scrivere brani riconoscibili, personali e anche originali, mescolando insieme le loro varie influenze: una cosa non da tutti nel panorama R&R, specie in italia.

punk killsBed is my friend è il titolo programmatico che chiude il disco: un inno, potrebbe benissimo essere una hit (ma nel disco ce ne sono diversi di potenziali hit, se non tutti!) ed è anche il brano più marcatamente 70s del disco, in cui le influenze di hard rock classico si fanno più sentire. “I wanna rock to the end” canta Malex, e come non credergli?!? Come finisce il disco, viene voglia di riascoltarlo ancora una volta dall’inizio!

Quindi, se cercate la perfetta colonna sonora per i vostri party alcolici oppure a base di sesso selvaggio (o entrambe le cose) o semplicemente volete passare una mezz’ora di sano divertimento, i Whiskey Funeral sono la band che fa per voi! Inoltre, teneteli d’occhio: la band ha una grande attività live e le loro sfrenate esibizioni (in tutta Italia e, sporadicamente, anche all’estero dove sono usciti dei loro brani per alcune compilation) hanno già acquistato un alone di leggenda.

Quindi, la prossima volta che sentirete il solito idiota di turno dire che il rock è morto, costringetelo ad ascoltare ‘sto disco: una tonnellata di rock&roll genuino lo seppellirà!!!

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Francesco Lenzi è un chitarrista. Oltre ad essere un musicista, è un avido collezionista di vinili d'epoca e quindi anche un conoscitore delle stagioni d'oro del rock. Ama il cinema retrò e le buone letture. Su 24 Meridiani cura una rubrica sui vinili e sui dischi storici del rock.
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