WOW, l’entusiasmante lavoro dei Verdena

WOW! L’esclamazione è azzeccata ed è la prima parola che mi viene in mente ascoltandolo. Trovarsi di fronte ad un doppio così è estremamente interessante. La seconda parola dopo l’esclamazione che mi viene in mente è un aggettivo: maturo. Perchè di maturità si tratta. Non ho mai avuto dubbi sulla validità dei Verdena, a mio avviso una delle migliori band  italiane venute fuori negli ultimi 12-15 anni e rimangono lì, sul loro trono; ogni disco è un’evoluzione rispetto al precedente e aggiunge qualcosa di nuovo, almeno musicalmente.

In Wow di carne al fuoco ce n’è veramente tanta. Dalla beatlesiana Scegli me che apre il disco (se c’è un gruppo che ha saputo prendere degli spunti dai fab four e farli propri senza scadere nello scontato, sono proprio i nostri amici di Bergamo) all’atmosfera younghiana di Canzone ostinata.

verdenaLa California e la scena West Coast psichedelica sono un punto di riferimento importante in questo disco, oltre ad un vago flavour prog, se è vero che il titolo deriva dal quasi omonimo Wow/Grape Jam dei Moby Grape, secondo quanto affermato dallo stesso Alberto Ferrari, voce,chitarra e principale compositore della band.

Wow: c’è veramente di tutto dentro ed è difficile parlare di un brano rispetto ad un altro, anche perché la mole del materiale è davvero enorme. Il gioco delle citazioni che tanto diverte ai Verdena non finisce nemmeno in quest’album: A capello cita (in)volontariamente Biding my time dei Pink Floyd, mentre Rossella roll over ha un’introduzione presa a prestito da Ob-la-dì, Ob-la-dà (ancora i fab 4!) per poi sfociare in un complesso brano dall’atmosfera malinconica, molto Verdena eppure allo stesso tempo molto diverso dai brani composti fino a questo momento. Un’altra caratteristica del disco è quella di essere moderno e retrò allo stesso tempo: i Coldplay o i Muse ucciderebbero(!) per un brano come Loniterp, contemporaneo quanto basta, senza essere pedante in alcun modo anzi, quasi rilassante. Allo stesso tempo, Grattacielo, è un brano dall’atmosfera Seventies senza risultare datato (è uno dei brani migliori del disco). Ma il retrò dei Verdena, quando c’è, non è da intendere in senso negativo: i Verdena non sono dei passatisti o dei revivalisti, semplicemente prendono degli spunti riconducibili al passato e li trasformano in qualcosa di mai sentito prima o di sicuramente inedito. Qua e là fa capolino dell’elettronica analogica e non a caso: secondo quanto detto da Ferrari il gruppo ha ascoltato Anima Latina di Lucio Battisti a fondo durante la lavorazione del disco. Le scarpe volanti ne è un esempio, coi suoi cambi di tempo tipici del progressive più “tranquillo” e meno cervellotico, vicino alla psichedelia; alcuni ci hanno voluto leggere dei riferimenti alla droga nel titolo, ma questa cosa non è verificabile e sinceramente non m’interessa affatto. C’è un’atmosfera straniante in molti degli episodi del disco che non è di facile assimilazione (sempre se “facile” è un discorso che si può fare con i Verdena): anche il primo singolo Razzi Arpia Inferno e Fiamme è esemplare in questo senso, un brano acustico non certo di facile (di nuovo…) ascolto, anzi inquietante a tratti.

verdena wowUn disco complesso e pieno di sfaccettature, difficile da capire al primo ascolto ma sicuramente affascinante. Tra i brani più significativi, oltre a quelli citati, voglio menzionare Nuova luce, forse la più melodica del lotto, con un pianoforte irresistibile (ed il piano in questo disco è uno strumento insostituibile e importante come lo era la chitarra nei precedenti lavori) e il grunge evoluto di Attonito,che presenta anche un testo significativo: “Suoni su Facebook” ironizza Ferrari, parlando di un’attitudine cara a molta gente oggi, che ancora prima di essere famosa per pregi artistici, lo è per motivi di chat.

È proprio sui testi che volevo fare l’ultima considerazione. In alcuni tratti risultano un po’ stralunati come sempre, ma d’altronde come loro stessi hanno dichiarato, spesso  usano le parole semplicemente per la valenza musicale e fonetica più che per il significato. Anche quest’album non fa eccezione, salvo rari casi come appunto Attonito e Lui gareggia che parla di un tizio che si esalta correndo forte in macchina e ascoltando i Manowar(!). Ma questo non è necessariamente un difetto, per chi ama i Verdena… E   comunque leggendo sopra le righe, se proprio si vuole farlo, ci possono essere varie interpretazioni dei testi.

verdenaUn album interessantissimo, da ascoltare nella sua interezza. È quasi difficile parlarne perché in 27 pezzi e quasi 2 ore di musica di cose ne succedono veramente tante. Una cosa è certa: siamo molto vicini al capolavoro ed è innegabile che nei Verdena ci sia stata e sia tutt’ora in atto un’evoluzione artistica notevole.

Non ho veramente nulla da eccepire, adesso attendo di vederli nuovamente dal vivo e sono sicuro che non mi deluderanno… E già penso su quali coordinate sonore si sposteranno nel prossimo disco!

About author
Francesco Lenzi è un chitarrista. Oltre ad essere un musicista, è un avido collezionista di vinili d'epoca e quindi anche un conoscitore delle stagioni d'oro del rock. Ama il cinema retrò e le buone letture. Su 24 Meridiani cura una rubrica sui vinili e sui dischi storici del rock.
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    Excelente artículo!!!

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    Sì sì sì, concordo su tutto. Io che i dubbi sulla validità dei Verdena, invece, ce li ho sempre avuti, mi sono dovuto ricredere ascoltando questo disco. Complimenti per la recensione ;)

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    Grazie ragazzi per i commenti positivi……spero al più presto di farvi leggere altre recensioni….ci sto lavorando al momento!

  4. avatar

    Grandi Verdena

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