Drive è il film più cool dell’anno. Abituato a vedere sempre lo stesso film che vuole sembrare diverso, sono rimasto piacevolmente sorpreso nel vedere questa pellicola che vuole sembrare già vista ma che invece è originale.
Gli echi del passato sono fortissimi, a cominciare dagli anni ’40 hollywoodiani per passare a Clint Eastwood, Sergio Leone, una lunga serie di B movies macchine-pistole-sangue-e-culi, i fratelli Coen e molto altro ancora. Le citazioni sono talmente forti che sembrano quasi un esercizio di stile, un po’ come abbiamo già visto in Grindhouse – Death Proof di Tarantino, solo che questa volta l’esercizio appare ancora più fedele ai film originali che lo stile l’hanno creato. Insomma è come andare al cinema e fare un piacevole salto nel passato.
La vicenda si svolge in un’assolata Los Angeles dal gusto particolarmente noir e lynchano. Un giovane cowboy (Ryan Golsling) arrivato dal nulla lavora in un’officina dai dubbi traffici e si paga da vivere facendo corse di auto, lavorando come stuntman a Hollywood e facendo da autista per le rapine in città. Ovviamente ha un carattere glaciale alla Clint Eastwood western style, solo che invece di essere un fenomeno con la pistola, è un fenomeno al volante.
Un vicino di casa e una banda di strozzini ebrei che hanno l’aria da italo-americani del Bronx, rovinano i progetti del giovane protagonista. Basta, non vi racconto altro. Il gusto vero della visione comunque sta nelle inquadrature, nei vestiti, nelle frasi volutamente ammiccanti: uno degli strozzini dice che una volta era un produttore di film con pistole e ragazze nude: “li chiamavano film europei”, dice, “a me sembravano solo delle cagate”.
Che soddisfazione quando l’entrata nei camerini di un night club è anticipata da una ragazza seminuda in perfetto stile B-movie fine anni ’70 che sta sul retro, appoggiata al muro e gioca con l’iPhone! Un salto spazio temporale che fa girar la testa, un po’ come vedere un western dove gli indiani si mandano l’amicizia su Facebook. Poi c’è l’entrata nel camerino dove l’aspettano una dozzina di ragazze di prorompenti ragazze dai biondi boccoli patinati e per un secondo l’inquadratura è impallata su un paio di grandi natiche in perizoma: ormai Tarantino l’ha detto a tutti, Lino Banfi e la commedia erotica italiana hanno insegnato queste inquadrature al cinema americano!
Poi c’è la macchina, quella vera, quella fatta di motore e ferro, che quando corre fa casino e quando si ribalta non si distrugge come una qualsiasi utilitaria. La macchina di Punto Zero, quella senza aria condizionata ma veloce e solida come un treno.
Sono rimasto talmente colpito dal film che sono andato a ricercare notizie sul regista Nicolas Winding Refn e ho scoperto che avevo già visto tutti i suoi film (Valhalla Rising, Bronson, la trilogia di Pusher) e che mi erano piaciuti. Drive conferma il mio thumb up per Mr Winding Refn.
Se siete stanchi di andare al cinema e vedere sempre lo stesso film, vi consiglio di provare questo film che vuole apparire già visto.







Michele Galli
April 7, 2012
Sono d”accordissimo sul giudizio: questo film diverrà un cult, lo si capisce subito, sin dalla scena iniziale dell’inseguimento automilistico notturno. Mi fa specie tuttavia che l’autore della recensione passi sotto silenzio la bellezza e lo spessore dei personaggi, che sono a mio modo di vedere l’aspetto più intrigante e sorprendente di questo film. James Lee Burke, lo Steinbeck di oggi, ha detto che questo genere è in tutto e per tutto il nuovo romanzo sociale, ed ha ragione in pieno: Drive non é solo un esperimento di stile riuscito, ma un film che fa riflettere su alcuni aspetti della nostra società e su qualcosa di essenziale della natura umana. Oltre a ciò, sottolineerei la scelta particolarmente felice della colonna sonora: da Tick of the Clock dei Chromatics a A Real Hero, Under the Spell e Nightcall, e infine, del cast, a cominciare dalprotagonista, questo Ran Gosling che non sbaglia un film: da Le idi di marzo a Crazy stupid love, per non parlare dei più datati The Believer e Blue Valentine.