Si potrebbe quasi dire, come dicono molti “Quarant’anni e non sentirli”. Ad ogni modo, Meddle dei Pink Floyd è un album che rappresenta molto. Innanzitutto è un disco spartiacque tra l’epoca propriamente psichedelica dei Pink Floyd (1967-69) ed il nuovo corso progressive, iniziato l’anno prima con Atom Heart Mother (1970) e si colloca, tra l’altro, un attimo prima del capolavoro riconosciuto Dark Side of the Moon del 1973 (anche se ancor prima verrà un’eccellente colonna sonora, Obscured by Clouds, della quale parleremo un’altra volta).
Comunque lo si voglia guardare Meddle, il sesto album in studio dei nostri eroi, è un gran disco con delle perle al suo interno e non solo quelle più conosciute. Apre l’album One of These Days, brano famosissimo, trascinato dal basso di Roger Waters collegato all’eco binson, oltre che dalla slide distorta di Gilmour. Un brano strumentale che farà epoca; l’unica frase che si sente è l’inconfodibile (e ironicamente inquietante) “One of these days I’m going to cut you into little pieces” (“uno di questi giorni ti farò a pezzetti”) urlata al rallentatore da Nick Mason, il batterista (caso unico nella storia della band). Non c’è molto altro da dire di questo pezzo, se non che fu estremamente innovativo all’epoca e ancor oggi non suona affatto datato (è anche la sigla di un noto programma tv).
A Pillow of Winds, che segue, è una delle perle meno conosciute del disco ed è puro Gilmour: infatti è lui a cantare e tutto il brano gioca sulle tonalità acustiche della sua chitarra (e una lieve slide qua e là). E’ un brano molto rilassante, quasi pastorale, tutto sommato luminoso (non è difficile immaginarsi verdi praterie e rami di alberi che sventolano ascoltandolo, specie in cuffia). Fearless è un altro brano dall’andatura solare, in cui viene incluso il coro dei tifosi del Liverpool che intonano You’ll Never Walk Alone;come il prededente, gli autori sono Gilmour e Waters ed in effetti si riconoscono in pieno le caratteristiche dei due autori: una certa solarità musicale e un testo velatamente ironico. In un certo senso, è un brano quasi beatlesiano nell’andatura (forse per via degli impasti vocali?).
Uno dei brani curiosi del disco è senz’altro San Tropez (anche se la palma del brano più curioso è quello che viene dopo), un insolito brano jazzato cantato da Roger Waters. Per anni gli studiosi si sono interrogati sul testo che secondo alcuni recitava “making a date with Rita Pavone”(prendere un appuntamento con Rita Pavone(!)), in luogo di “making a date for later by phone”, come invece viene indicato ufficialmente nelle stampe attuali del disco… A parte questo, un pezzo estremamente godibile,vagamente retrò.
Chiude la prima facciata Seamus, nota anche come Mademoiselle Nobs (nel Live a Pompei): il primo e forse unico brano blues in cui canta un cane (era il cane di Steve Marriott degli Small Faces/Humble Pie!): il risultato è esilarante e buffo ma piacevolissimo. Anche perchè il “piccolo amico” (anzi ,piccola amica, perché era una femmina), va perfettamente a tempo!!!
Ma il piatto forte è sicuramente il brano che in vinile occupava l’intera facciata b del disco Echoes, una suite-capolavoro in cui ci sono tutti gli elementi tipici del sound-Floyd. Prendendo lo spunto dalla precedente suite Atom Heart Mother, che ha la stessa durata (una mezz’oretta circa), è in realtà un brano che è un crescendo di emozioni. Si parte dalle delicatissime tastiere di Wright che sembrano imitare gocce di pioggia per poi sfociare in un romantico e malinconico Spleen d’autore, poco prima che entrino le voci di – appunto – Wright e Gilmour. Poco dopo il solo di Gilmour, una cosa di una rarefatta bellezza, arriva una parte con la sezione ritmica in vago stile funk in cui sovrasta un altro solo devastante di chitarra; la seconda parte inizia con un tappeto di noise ante-litteram che vuole imitare il vento e le correnti su cui si staglia nuovamente Gilmour che con la sua Stratocaster imita i versi del gabbiano (effetto ottenuto invertendo i cavi del wha-wha). Dopo questo intermezzo, spuntano nuovamente le sublimi tastiere di Wright e, poco prima della ripresa del tema, c’è un bellissimo riff di Gilmour. Il brano si conclude con la ripresa del tema cantato e da delle inquietanti voci che sembrano sfociare nella tempesta. Un brano malinconico, di grande suggestione, bellissimo (forse anche più bella la versione del Live a Pompei), che riassume tutte le caratteristiche dei Pink Floyd e ne dimostra la grandezza compositiva ed esecutiva
Riassumendo, Meddle è sicuramente un disco da avere o, se l’avete già, da riscoprire in attesa (forse) di ri-acquistare le deluxe editions di tutti gli album dei Pink Floyd che stanno uscendo in questi giorni e che promettono sfaceli (già in uscita una versione deluxe del dark side o addirittura “ultra-deluxe” composta di molti cd, cosa tra l’altro costosissima!). Ma di questo parlerò un’altra volta.





Martin Krueger
August 17, 2011
Solo ora so cosa significhi “meddle”. Bella parola. 40 anni fa dei Pink Floyd mi annoiava praticamente tutto, mi piaceva solo la quarta parte di Sysyphus e Grantchester Meadows, che viene subito dopo. Questi due pezzi per me erano un pezzo unico e per me significavano sesso con una bella ragazza in una radura bellissima d’estate inondata di fiori vari sotto le betulle e le api e in alto il canto delle allodole (sono loro che si sentono in Grantchester Meadows). Qualche anno dopo ho consacrato davvero quella radura con Chiara, ma devo dire che a causa delle formiche non è stato meraviglioso come avevo immaginato ascoltando i Pink Floyd. Quei due pezzi ancora oggi sono gli unici che mi annoiano un po’ meno. Ma non sento più la forte emozione che una volta mi davano, quando la carica semiologica del sound era intensa a causa di associazioni d’idea collettive e delle mie fantasie personali. Non mi piace più. “Child in time” dei Deep Purple mi piace sempre, ma ora come allora è l’unico loro pezzo che mi piace. Di molti gruppi mi piace un solo pezzo o due o tre. Solo dei Beatles me ne piacciono tanti. Ho sempre pensato che il sound da solo è poca cosa, troppo poca, sia a proposito dei Pink Floyd, Tangerine Dream e Popol Vuh. Trovo sorprendente che il loro sound ancora oggi susciti emozioni, ma a quanto pare i timbri corrispondono a qualcosa di atemporale e innato. Imponderabili come le melodie, anche un cocktail di timbri può emozionare. A me piaceva molto il suono con cui si apriva Windows 95. Era stato creato da Brian Eno. La vitalità manifestata dagli inglesi in quegli anni – cioè poco dopo aver perso un sacco di colonie… – continua a stupirmi e non so spiegarmelo
Francesco
August 17, 2011
A me piacciono molto da sempre ,comunque rispetto la tua opinione,ci mancherebbe!Grazie per il commento,buona serata
blue
August 17, 2011
bellissimo disco “Meddle”,un capolavoro in musica