In Vinile: Paul Williams – Il Fantasma del Palcoscenico (Phantom of the Paradise – A&M, 1974, O.s.t.)

Ci sono film che segnano un’epoca, altri che ne fotografano perfettamente lo svolgersi, altri ancora anticipano dei temi che oggi non suonano ancora datati. Sicuramente Phantom of the Paradise Di Brian De Palma (1974, in italiano Il fantasma del palcoscenico) è un film che rientra in tutte le 3 categorie sopra citate: spaccato dell’epoca glam anni ’70 come pochi, rappresentativo di essa… Forse un pò sottovalutato rispetto a titoli famosi come Rocky horror picture show, che uscirono quasi in contemporanea (ed infatti quando uscì fu un fiasco commerciale duramente stroncato dalla critica) ma diventato un cult con il passare degli anni.

Oggi non parlerò del film bensì della sua colonna sonora, un vero gioiellino d’epoca. L’autore dei brani è Paul Williams, il mitico cantautore americano che per questo lavoro si è aggiudicato un oscar e che non solo occupa una parte importante dell’album (soprattutto come autore) ma riveste un ruolo importantissimo anche nel film, interpretando la parte del cattivo manager Swan). Paul Williams è uno dei più raffinati autori americani, abile sia in proprio che come autore per conto terzi (Carpenters su tutti). Questo album non fa eccezione perché dimostra la sua abilità nel comporre melodie malinconiche e dal grande fascino, mai banali. Soffermiamoci su quello che propone il disco, che vi consiglio in vinile.

Il disco si apre con Goodbye Eddie goodbye: una riuscita parodia del rock & roll anni ’50 e dei suoi stereotipi che non sfigurerebbe nel repertorio di gruppi come gli Sha Na Na (ricordate woodstock?) anche se appena si ascolta il testo, ci si accorge in realtà che non è “solo rock & roll”, e anzi si parla di morte e suicidio. Questo contrasto tra melodia e inquietudine sarà la caratteristica dell’album, come poi vedremo. Questo brano è eseguito dai Juicy Fruits, una band fittizia come le altre due del disco (Beach Bums e Undead) e che in realtà nasconde rinomati sessionman della storia del rock, come”Rabbit”Bundrick – questo per rendere più credibile la storia del film anche su disco.

Il secondo brano è “Faust”, il brano-simbolo del film; lo canta in solitudine William Finley, l’attore principale del film ed è esattamente quello che il titolo anticipa: narra la storia di Faust e del patto con il demonio. Un brivido sale ancor di più della versione dello stesso Williams quando quest’ultimo canta All my dreams are lost: un brano “credibile”, sembra proprio che Winslow Leach,il protagonista del film, sia una persona reale. Il senso d’inquietudine  che trasmette questo brano non ha eguali; pochi brani nella storia del rock hanno una solennità oscura alla maniera di Faust e l’organo Hammond che fa capolino verso il finale sembrerebbe far intravedere uno spiraglio di luce. Ma è un’illusione perché poco dopo il pezzo ripiomba nell’oscurità. Musicalmente è come ascoltare una versione oscura dei Procol Harum ed il cantato dell’attore rende ancora più vero il pezzo.

Upholstery riprende il tema di Faust, ma in versione sarcastica; infatti,è un altro pezzo-parodia come quello dei Juicy Fruits ed è qui attribuito ai Beach Bums (un omaggio non velato ai Beach Boys, anche nella musica). Come ricorda la trama del film, il povero compositore Winslow Leach viene depredato della sua opera rock sul Faust dal manager Swan: Faust, è un brano sulla tappezzeria(!), volutamente sciocco.

Jessica Harper, la meravigliosa attrice del film, poi in Suspiria, è anche una dotata cantante: ha una voce bellissima e particolare, tutta giocata sui toni bassi ed è la stessa che ascoltiamo su special to me, un brano che spezza un po’ la cupezza del disco insieme a upholstery di cui parlavamo prima. Musicalmente siamo dalle parti di un soft rock alla Carole King, come andava nei primi anni ’70: le chitarre e l’organo Hammond viaggiano che è un piacere in questo brano, e ti fanno rivivere suoni di un’altra età del rock, trasmettendoti un’allegria velata di malinconia.

La struggente Phantom’s theme (Beauty & the beast) chiude la prima facciata del disco ed è un brano di una bellezza sconvolgente: finalmente è lo stesso Paul Williams a cantarla con la sua voce struggente. Il testo e la melodia sono commoventi,s eppur avvolti come sempre da un manto di oscurità. La maestria dei musicisti risalta alla perfezione, in particolare la chitarra acustica e soprattutto il pianoforte. Nuovi brividi salgono quando Paul canta di All the good guys and the bad guys I’ve been in cui si parla dell’eterno conflitto tra bene e male ma soprattutto dell’impossibile amore tra Winslow, divenuto il “fantasma”, e Phoenix (Jessica Harper nel film). Come together in me now, il bene e il male vivono dentro Winslow, e mai l’oscurità è stata così poetica fino alle lacrime.

Il secondo lato del vinile vede una riuscita parodia dell’hard glam d’epoca: gli Undeads, band formata dal solito cast di sessionman e dagli attori Archie Hahn, Jeffrey Comanor e  Harold Oblong (così come per i Juicy Fruits e i Beach Bums) che violentano l’ascoltatore con l’agghiacciante Somebody super like you, un brano in tempi recenti ripreso anche da Kim Brown (sì, proprio lui, il biondo dei Renegades e dei Cadillacs!). Il brano è riuscitissimo ed è impressionante vedere come il catalogo di canzoni di Williams includa anche brani che non ti aspetteresti mai da lui, come questo heavy/hard rock d’annata che ricorda i Kiss e racconta la “costruzione” di un moderno Frankenstein inteso come”essere perfetto”. Per sua stessa ammissione, Williams in un’intervista ha dichiarato che, nonostante il suo nome sia spesso associato a musiche soft o easy listening, in realtà lui adora tutti i generi di musica ed è quindi un attento ascoltatore anche di sonorità heavy (come vedremo anche nel brano finale).

Il delirio hard continua con Life at last cantata da Ray Newman: qui il cantato glam rasenta quasi il punk seppur su un telaio di rock-blues quasi destrutturato e inquietante, nettamente in anticipo sui tempi: perfetto per la parte di Beef (Gerrit Graham).

Si arriva ad un altro capolavoro con Old souls, altro pezzo cantato da Jessica Harper ed ancora più commovente di Phantom’s theme. Il connubio tra testo e musica è perfetto, qui siamo al cospetto di una poesia pop; quando Jessica canta, le parole raggiungono l’anima e non è più possibile uscirne indenni: solo una mente superiore può partorire un brano del genere… E non esagero. La versione di Faust di Paul WIlliams, stempera un po’ l’atmosfera. È una versione dall’andatura quasi country con dei fantastici soli di chitarra di contorno: leggermente più rilassata della versione di Finley, ha comunque sempre quel tono inquietante anche se qui meno marcato.

Il disco si chiude con The hell of it con un riff che anticipa di 4 anni il riff di Heaven and hell dei Black Sabbath e che è stato saccheggiato a più riprese dalle band della scena stoner/doom e persino da quella death metal.

Se non fosse per l’andatura quasi barrelhouse del pianoforte, potrebbe essere benissimo un brano heavy data la polidericità di Williams che qui torna a farla da padrone con un altro brano azzeccatissimo che chiude film e album. Il sarcasmo del testo non cancella il senso di disagio e d’inquietudine crescente dalle note barrel del pianoforte nel finale che parodizzano un’andatura quasi swing ma che finisce per essere darkeggiante senza dimenticare una punta di ironia. La versione del film è comunque più lunga e non lascia tregua.

Siamo di fronte ad una delle più riuscite colonne sonore di tutti i tempi che potrebbe non sfigurare nemmeno se considerata a sé stante come un concept album, dato che racconta una storia. È uno di quei dischi di alta qualità,purtroppo spesso dimenticati. Se per caso riuscite a individuarlo in una polverosa bancarella di vinili usati, fatelo vostro senza esitare: non ve ne pentirete.

About author
Francesco Lenzi è un chitarrista. Oltre ad essere un musicista, è un avido collezionista di vinili d'epoca e quindi anche un conoscitore delle stagioni d'oro del rock. Ama il cinema retrò e le buone letture. Su 24 Meridiani cura una rubrica sui vinili e sui dischi storici del rock.
4 total comments on this postSubmit yours
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    fantastica recensione!

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    Troppo gentile,grazie

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    ciao,ottimo lavoro Francesco,il connubbio tra musica e film è ottimo anche se il film ha subito qualche critica per la nota propensione del regista nel copiare.L’interazione eccezionale tra musica e film l’abbiamo notata nella canzona finale dove c’è un ragazzotto biondo che segue gli ultimi momenti di leach emulandolo nei gesti,e sembra che temporeggi,mentre leach sta strisciando per terra,aspettando lo stacco della canzone che coincide perfettamente con il suo lancio della camicia.

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    grazie ragazzi,siete troppo gentili!!!!Se ce la fate,leggetevi anche il mio articolo su RARO!,comprensivo di discografia del “fantasma”dettagliata(le varie recensioni).Sinceri auguri anche per il vostro gruppo

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