Il mistero di Tunguska

Erano le 7:17 del 30 giugno 1908 quando una palla di luce più grande del sole fece la sua comparsa nel cielo di Tunguska. Improvvisamente una grande esplosione, migliaia di metri quadrati di taiga vennero rasi al suolo e la luce causata dalla esplosione arrivò a Londra, a 10.000 chilometri di distanza: i quotidiani del tempo riportano che anche se era mezzanotte il cielo si illuminò talmente tanto che era possibile leggere un giornale per strada senza l’aiuto della luce artificiale.

Leonid Alekseyevich Kulik e il suo team

Poi fu il silenzio per 19 anni, quando i racconti dei testimoni di questo evento misterioso giunsero all’orecchio il Leonid Alekseyevič Kulik, uno scienziato russo che parti per la remota Tunguska per risolvere il mistero. Dal 1927 al 1939 Kulik guidò diverse spedizioni senza essere in grado di trovare delle prove che sostenessero la sua teoria: pensava che un asteroide avesse colpito la regione, ma non era mai riuscito a trovare il cratere di impatto o l’evidenza di un corpo celeste. Ma allora cosa era successo in quella terra lontana e quasi disabitata della Russia centrale?

Leonid Alekseyevich KulikL’evento ebbe luogo molto lontano dal più vicino villaggio allora censito. Probabilmente nessuno ha viveva in quella zona (anche se non se ne ha la certezza) e le storie che raccontano di una grande palla di luce nel cielo sono state riportati da testimoni Tungusi che vivevano molto lontano dalla zona d’impatto il cui epicentro si suppone essere nelle immediate vicinanze del Lago Cheko nel distretto di Krasnoyarsk (coordinate GPS: 60.964105,101.860009). Gli effetti dell’esplosione interessarono un’area di 2.000 chilometri quadrati (qualcosa di simile alla città di Los Angeles) appiattendo gli alberi della taiga siberiana, ma il l’incendio divampato a seguito dell’evento bruciò  la foresta per settimane distruggendo molti altri chilometri di Tunguska intorno al luogo di impatto.

Dalla prima spedizione Kulik, molte teorie sono state costruite su cosa sia successo in Tunguska: scienziati di tutto il mondo sono andati in Siberia per portare avanti ricerche mentre gli ufologi hanno tenuto numerose conferenze dedicate a questo incredibile mistero. Oggi la teoria più accreditata è quella formulata da un team di scienziati italiani dell’ Università di Bologna: non era un asteroide né un buco nero o un’esplosione di gas dal sottosuolo, ma si è trattato  di un frammento di cometa proveniente dallo spazio che è esploso a 5-10 chilometri di distanza dalla superficie della terra, nel cielo di Tunguska. Le comete sono fatte di gas, ghiaccio e acqua; proprio per questa sua natura, la grande palla di neve non ha raggiunto la superficie del nostro pianeta ed è esplosa nell’atmosfera. Questo spiegherebbe perché non è mai stato trovato un cratere relativo all’impatto.

A più di cento anni dall’esplosione, l’evento di Tunguska provoca ancora dibattiti e nuove ricerche. Anche i Metallica hanno votuto dare la loro opinione su questo mistero nel video della canzone All Nightmare Long in cui viene ipotizzato un legame tra l’esplosione e il ritrovamento di alcuni strani esseri mai visiti prima sul nostro pianeta. I Metallica non sono stati gli unici artisti a essere stati influenzati dal fascino di questo mistero: anche la indie band dei Cymbals Eat Guitars hanno intitolato Tunguska uno dei loro pezzi più famosi.

Qualunque cosa sia accaduta, la taiga che circonda il lago Cheko è una vasta, bellissima foresta. La casa in legno costruita dal team di Kulik è ancora lì ed è diventata un punto di incontro per quei viaggiatori avventurosi che possono permettersi un volo in elicottero per visitare l’area.

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Geek, scrittore e divoratore di internet. Fondatore di 24 Meridiani, pubblica su NuoveCulture.it, si occupa di fundraising e comunicazione per l'organizzazione ugandese CED Centre e collabora come traduttore con Oxfam Italia. Nel tempo libero è un blogger, un viaggiatore e si interessa avidamente di geopolitica e web culture.
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